Criteri Ambientali Minimi (CAM) in edilizia: come cambiano la progettazione delle opere pubbliche

criteri cam

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono oggi uno dei principali strumenti che regolano la progettazione e la realizzazione delle opere pubbliche in Italia. La loro applicazione incide in modo diretto sulle scelte progettuali, sui materiali, sulle tecnologie impiantistiche e sull’organizzazione del cantiere. I CAM sono obbligatori già da alcuni anni negli appalti pubblici, ma sono stati spesso visti come ulteriori fastidiosi adempimenti in carico ai progettisti con extra oneri che gravano sulle limitate risorse delle stazioni appaltanti. Viceversa, essi introducono un concetto rivoluzionario: anziché concentrare tutti gli sforzi sull’edificio, da realizzare in qualche modo, essi spingono tutti ad una riflessione profonda sul significato di ogni intervento edilizio.

In parallelo, il principio europeo DNSH (Do No Significant Harm) ha rafforzato ulteriormente l’approccio alla sostenibilità, soprattutto nei progetti finanziati dal PNRR e dai fondi pubblici. L’effetto combinato di CAM e DNSH ha determinato un cambiamento strutturale nel modo di concepire l’opera pubblica: non più solo prestazione tecnica ed economica, ma valutazione sistematica dell’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita.

Cosa sono i Criteri Ambientali Minimi (CAM)

I CAM sono requisiti ambientali definiti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e obbligatori negli appalti pubblici. Definiscono le caratteristiche che edifici, materiali, impianti, cantieri e forniture devono possedere per ridurre l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

I principali Criteri Ambientali Minimi vigenti vanno oltre l’edilizia e coinvolgono numerosi settori della PA, ad esempio:

  • edilizia
  • illuminazione pubblica
  • illuminazione interna
  • arredi per interni
  • arredo urbano
  • gestione del verde pubblico
  • strade
  • servizi energetici
  • rifiuti
  • veicoli
  • ristorazione collettiva

Per l’elenco completo e costantemente aggiornato dei CAM vigenti è possibile consultare l’elenco ufficiale del Ministero dell’Ambiente.

Il loro obiettivo è orientare progettazione, costruzione e gestione degli edifici verso:

  • la riduzione dell’impatto ambientale
  • l’uso efficiente delle risorse
  • l’incremento della durabilità delle opere
  • l’integrazione di materiali riciclati e riciclabili
  • la riduzione delle emissioni lungo il ciclo di vita

I CAM si applicano a tutte le fasi dell’opera: dalla progettazione fino alla dismissione, includendo anche la gestione del cantiere e la manutenzione.

Questo approccio introduce una logica di valutazione estesa dell’intervento, in cui ogni scelta tecnica viene letta in funzione del suo impatto complessivo.

CAM in edilizia: cosa prevedono

Nel settore delle costruzioni, i CAM definiscono i requisiti ambientali da rispettare nell’affidamento dei servizi di progettazione, dei lavori e degli appalti integrati relativi agli interventi edilizi pubblici. Le prescrizioni non riguardano esclusivamente i materiali impiegati, ma interessano l’intero processo realizzativo, dalla progettazione fino alla conclusione dei lavori.

Tra gli aspetti disciplinati rientrano:

  • la qualità ambientale del sito
  • il contenimento dei consumi energetici e idrici
  • la scelta di materiali con caratteristiche di sostenibilità documentabili
  • la gestione del cantiere
  • la riduzione dei rifiuti
  • la demolizione selettiva
  • il comfort degli occupanti
  • le modalità di verifica della conformità durante tutte le fasi dell’intervento.

Chi è coinvolto nell’applicazione dei CAM

L’applicazione dei CAM richiede il coinvolgimento coordinato di tutti gli attori della filiera delle costruzioni. La responsabilità non ricade esclusivamente sul progettista, ma interessa ciascuna figura coinvolta nell’appalto.

La stazione appaltante e il Responsabile Unico del Progetto (RUP) definiscono i requisiti ambientali da inserire nella documentazione di gara. I progettisti sono chiamati a sviluppare soluzioni conformi ai criteri previsti, predisponendo la documentazione tecnica necessaria a dimostrarne il rispetto.

Durante l’esecuzione dei lavori, imprese, direttori dei lavori, fornitori e produttori devono garantire che materiali, lavorazioni e procedure siano coerenti con quanto previsto dal progetto e dal capitolato, mettendo a disposizione tutta la documentazione richiesta per le verifiche

Quando i CAM sono obbligatori negli appalti pubblici

I CAM sono obbligatori in tutte le procedure di affidamento pubblico per lavori, servizi e forniture.

In particolare riguardano:

  • le nuove costruzioni pubbliche
  • gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione
  • le manutenzioni straordinarie
  • le forniture per edifici pubblici
  • le opere infrastrutturali e impiantistiche

L’obbligo non si limita all’inserimento dei criteri nei capitolati, ma richiede anche la dimostrazione della loro applicazione attraverso documentazione tecnica e verifiche in fase di gara ed esecuzione.

Criteri premianti nei CAM: come influenzano le gare

Accanto ai requisiti obbligatori, i CAM introducono i criteri premianti, utilizzati per attribuire punteggi tecnici nelle gare pubbliche.

Questi criteri incentivano soluzioni che superano lo standard minimo richiesto e premiano prestazioni ambientali superiori.

Tra i principali ambiti:

  • la riduzione delle emissioni di CO₂ nei materiali
  • l’utilizzo di materiali riciclati e certificati
  • l’ottimizzazione del ciclo di vita (LCA)
  • i cantieri a basso impatto acustico e ambientale
  • le soluzioni progettuali per disassemblaggio e riuso

L’effetto è un cambiamento competitivo: la sostenibilità diventa un fattore di selezione nelle gare pubbliche.

Come dimostrare il rispetto dei CAM

Uno degli aspetti più delicati nell’applicazione dei CAM riguarda la dimostrazione oggettiva della conformità ai requisiti ambientali. La semplice dichiarazione del produttore, infatti, non è sempre sufficiente: per molti criteri il legislatore richiede specifici mezzi di prova, certificazioni o documentazione tecnica.

A seconda del criterio applicabile, possono essere richieste Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD), certificazioni del contenuto di materiale riciclato, certificazioni di gestione forestale sostenibile per i prodotti in legno (ad esempio FSC o PEFC), schede tecniche, rapporti di prova, dichiarazioni di conformità e altra documentazione rilasciata da organismi accreditati. L’obiettivo è garantire la piena tracciabilità delle prestazioni ambientali dichiarate e consentire alle stazioni appaltanti di verificarne l’effettiva rispondenza ai requisiti previsti dal bando.

Nel percorso di applicazione dei CAM assume un ruolo centrale il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP), attraverso il quale la stazione appaltante definisce gli obiettivi, le esigenze funzionali e gli indirizzi progettuali che dovranno essere sviluppati nelle successive fasi della progettazione.

Il DIP costituisce il riferimento iniziale sul quale costruire un progetto realmente coerente con i principi di sostenibilità ambientale. È proprio in questa fase che vengono individuati gli obiettivi ambientali dell’intervento, permettendo al gruppo di progettazione di integrare fin dall’inizio le valutazioni relative ai CAM, al principio DNSH e al ciclo di vita dell’opera, evitando che tali aspetti vengano affrontati solo nelle fasi successive del progetto.

Chi verifica il rispetto dei CAM?

La verifica coinvolge diversi soggetti durante l’intero processo realizzativo. La stazione appaltante controlla la documentazione presentata in fase di gara, mentre durante l’esecuzione possono essere effettuate verifiche documentali e ispettive per accertare la conformità di materiali, lavorazioni e attività di cantiere rispetto ai requisiti progettuali.

Il legame tra CAM e DNSH

Il principio DNSH è stato introdotto dall’Unione Europea e richiede che tutti i progetti finanziati dal PNRR e dai fondi europei non ostacolino gli obiettivi di sostenibilità, garantendo la crescita economica senza danneggiare l’ecosistema. Nei progetti finanziati con fondi europei, i due strumenti (CAM e DNSH) operano in modo complementare.

Tutto ciò rafforza l’impostazione dei CAM, imponendo che ogni intervento finanziato con risorse pubbliche non arrechi danno significativo agli obiettivi ambientali europei.

Come sottolinea Francesco Fellin, Responsabile della Progettazione Meccanica in Incide Engineering:

“L’attuale normativa DNSH (do not significant harm per non arrecare danno significativo) richiede che tutti i professionisti si siedano allo stesso tavolo e, sulla base del Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) redatto dalla committenza (obbligatorio), pensino al progetto partendo dall’ambiente, cercando quindi di soddisfare tutti i requisiti con l’obiettivo principale di compiere ogni sforzo (quantificato) per ridurre al minimo l’impronta ambientale dell’opera.”

Il risultato è un approccio integrato in cui progettazione, sostenibilità e valutazione ambientale diventano parti dello stesso processo decisionale.

CAM e ciclo di vita dei materiali: la logica LCA

Uno degli aspetti più rilevanti dei CAM è l’introduzione della logica Life Cycle Assessment (LCA), che valuta l’impatto ambientale di un materiale o di un’opera lungo tutto il suo ciclo di vita.

Come evidenzia Francesco Fellin:

“Il ciclo di vita dei materiali (LCA) pone nella condizione di chiedersi, per esempio: qual è il contenuto medio di CO2 in un acciaio prodotto in Europa? È possibile ridurlo in qualche modo scegliendo prodotti più performanti? Ecco che qualsiasi materiale utilizzato nell’opera, sia esso strutturale che architettonico o impiantistico, assume una grande rilevanza per l’impronta ambientale che arreca, e può costituire anzi un elemento di preferenza; strutture in acciaio o in cemento armato per arrecare meno danno all’ambiente? Blindosbarre in rame o alluminio? Tubazioni in acciaio o materie plastiche, e quali di queste nella grande varietà di scelta? Quali sono riciclabili e quali un po’ meno o creano potenziali problemi? Ecco, quindi, che l’approccio della LCA è sempre di più “dalla culla alla tomba”, ovvero dalla produzione alla fine vita dell’edificio stesso.”

Questo approccio sposta il focus dalla sola prestazione tecnica alla responsabilità ambientale complessiva delle scelte progettuali.

Filiera, materiali e controllo in cantiere

Uno degli aspetti più complessi dell’applicazione dei CAM riguarda la gestione della filiera dei materiali e la verifica della loro effettiva conformità.

Come osserva Francesco Fellin:

“Concentriamoci sulla provenienza dei materiali: è necessario garantire che tutta la filiera sia controllata, perché gli errori si pagano cari. Un esempio per tutti: richiedo acciaio per tondini con contenuto minimo di rottame riciclato, come riesco ad assicurare che in cantiere sia effettivamente così, se non ho il pieno controllo di tutte le fasi (dalla produzione in ferriera al confezionamento nel centro fino al grossista e al trasportatore)? In cantiere ci sono mille motivi per fare in fretta, stretti tra obblighi contrattuali e rischio di penali, cui si aggiunge una innata pigrizia a fare più fatica di quanta si fa di solito.”

La tracciabilità diventa quindi un requisito centrale, non solo formale ma sostanziale, che coinvolge progettisti, imprese e fornitori lungo tutta la catena produttiva.

CAM e approccio progettuale: un cambio di paradigma

L’introduzione dei CAM modifica, di conseguenza, evolve profondamente il ruolo del progettista, che non può più limitarsi alla definizione tecnica dell’opera, ma deve integrare valutazioni ambientali, energetiche e di ciclo di vita.

Questo implica:

  • una maggiore interdisciplinarità
  • l’uso di strumenti digitali come il BIM
  • l’integrazione tra progettazione e sostenibilità
  • la valutazione anticipata delle scelte costruttive

Il progetto diventa un sistema complesso di decisioni interconnesse, in cui ogni scelta ha impatti misurabili sull’ambiente.

In questo contesto, la metodologia BIM ha vantaggi che rappresentano uno strumento particolarmente efficace per raccogliere e aggiornare le informazioni lungo tutto il ciclo di vita dell’opera, grazie alle molteplici dimensioni che riesce a mappare.

Come evidenzia Francesco Fellin:

“Qui l’impiego del BIM può fare la differenza, e va sfruttato anche in chiave CAM/DNSH potendo fornire una serie di informazioni ambientali (quali il contenuto di CO2, il GWP di ogni elemento dell’opera, il peso ecc.) essenziali ad una corretta declinazione degli obblighi vigenti.”

L’integrazione tra BIM e CAM consente infatti di associare ai singoli elementi del modello digitale informazioni relative ai materiali, al contenuto di riciclato, al potenziale di riscaldamento globale (GWP), alle certificazioni ambientali e alla documentazione richiesta per le verifiche, semplificando il coordinamento tra progettazione, direzione lavori e impresa.

 

 

I Criteri Ambientali Minimi e il principio DNSH stanno ridefinendo in profondità il settore delle costruzioni pubbliche. Non si tratta quindi di un semplice aggiornamento normativo, ma di un cambiamento strutturale che riguarda la responsabilità e cultura progettuale.

Come osserva Francesco Fellin:

“Ci viene chiesto di studiare, di approfondire, di fare fatica, di non rifugiarci in comodi alibi (non c’è tempo, si è sempre fatto così, di questo non posso occuparmi io, non ho le competenze,…). Veicolare quindi le best practice, in modo da permetterci di crescere sia individualmente che collettivamente come società di ingegneria. In particolare, in un momento storico in cui anche i RUP possono non essere del tutto perfettamente coscienti di questi adempimenti e volentieri li delegano ai progettisti, ci viene chiesto di studiare, di approfondire, di fare fatica e di fungere da stimolo per gli altri professionisti coinvolti nella progettazione e per le imprese. Anche il nostro lavoro quotidiano professionale di ingegneri, architetti e tecnici, talvolta non apprezzato, possa invece contribuire, attraverso gli edifici che progettiamo e di cui curiamo l’esecuzione con le direzioni dei lavori, a migliorare l’ambiente in cui viviamo per lasciare ai figli e al mondo una preziosa (ma fragile) eredità da custodire e da tutelare.”