La progettazione parametrica è un metodo in cui il progetto è governato da parametri, vincoli e algoritmi invece che da elementi fissi. Gli algoritmi legano tra loro gli elementi del modello; i vincoli reali del progetto, costruttivi, strutturali e produttivi, orientano la scelta dei valori dei parametri. Quando un parametro cambia, il modello si aggiorna e consente di verificare se la nuova configurazione rispetta ancora quei vincoli.
Nel settore AEC, il parametric design si applica a strutture, facciate, coperture e componenti costruttivi, e può accompagnare il progetto dalla definizione della forma fino al calcolo e alla produzione. Il suo valore cresce quando le variabili sono molte e interdipendenti, o quando la stessa logica deve adattarsi a configurazioni diverse.
In questa guida vediamo come funziona la progettazione parametrica, che rapporto ha con il BIM, quali software utilizza, quali vantaggi e limiti comporta, e come Incide l’ha applicata in tre progetti molto diversi tra loro.
Che cos’è la progettazione parametrica?
Nel linguaggio comune “modellazione parametrica” e “progettazione parametrica” si usano come sinonimi; in questo articolo li distinguiamo. La modellazione parametrica consiste nel costruire un modello in cui gli algoritmi legano gli elementi tra loro. Può agire a livello locale, all’interno del singolo oggetto, come in una famiglia Revit, un componente Tekla o una geometria vincolata in AutoCAD. Oppure a livello globale, con algoritmi che collegano gli oggetti nel modello complessivo, per esempio con una definizione Grasshopper o Dynamo: se cambia la superficie di una facciata, si aggiornano la suddivisione dei pannelli, la posizione dei supporti e la sottostruttura. Si parla di progettazione parametrica quando negli algoritmi entrano i vincoli reali del progetto: costruttivi, strutturali, produttivi, funzionali. A quel punto il modello non si limita a generare una geometria coerente: verifica quali configurazioni rispettano i vincoli e restringe il campo alle soluzioni realizzabili, tra le quali il progettista sceglie.
Quali sono i principi fondamentali del parametric design?
Un sistema parametrico si regge su tre elementi:
Parametri: le variabili libere del sistema: grandezze di progetto che il progettista può far variare, entro intervalli definiti, per generare configurazioni diverse, come dimensioni, angoli, interassi, numero di elementi o suddivisioni. Vanno distinti dai dati di input, come i carichi o le caratteristiche del sito, che sono fissati dal contesto e dalle norme e non si scelgono. Ogni combinazione di valori corrisponde a una possibile configurazione; sono i vincoli a stabilire quali siano accettabili.
Vincoli: le condizioni che ogni soluzione deve rispettare. Possono essere geometrici, come il parallelismo tra due elementi o la tangenza tra due superfici, e servono a mantenere coerente il modello. Oppure possono essere vincoli reali del progetto: la planarità di un pannello per contenere i costi di produzione, la dimensione massima trasportabile, un ingombro da non superare, criteri strutturali incorporati direttamente nel modello o verificati tramite il collegamento con un software di calcolo. Sono questi ultimi a trasformare la modellazione in progettazione. L’intervallo di un parametro delimita ciò che si può far variare; il vincolo delimita ciò che il risultato deve essere.
Algoritmo: la procedura che trasforma i parametri in geometria e informazioni nel rispetto dei vincoli, ossia una sequenza finita di istruzioni non ambigue che, a partire da input definiti, produce un output definito. È l’algoritmo a stabilire come gli elementi dipendono l’uno dall’altro, per esempio l’interasse dei supporti in funzione della dimensione dei pannelli o la suddivisione di una superficie in funzione della sua curvatura. Può agire a livello locale, dentro il singolo oggetto, dove spesso è incorporato nel software, oppure a livello globale, collegando gli oggetti nel modello complessivo; in questo caso è in genere scritto dal progettista, in codice o come diagramma visuale di nodi in Grasshopper o Dynamo. Quando gli algoritmi incorporano anche la verifica dei vincoli reali, il modello diventa uno strumento di progettazione.
Questa impostazione nasce da due salti rispetto al modo tradizionale di progettare. Per secoli il progetto è passato attraverso il disegno, un gesto diretto della mano che traccia segni sulla carta. Il progettista ragiona per relazioni, proporzioni e geometrie, ma il disegno non le conserva: ogni segno è indipendente dagli altri, e la coerenza dell’insieme è affidata alla sua mente, non al supporto. Il CAD (Computer-Aided Design) ha sostituito la penna con il mouse e ha introdotto strumenti come blocchi e riferimenti esterni, ma il metodo di base è rimasto lo stesso: se una misura cambia, ogni elemento collegato va corretto uno per uno. È una logica additiva.
Il primo salto è il passaggio a una logica associativa: nella modellazione parametrica gli elementi sono legati tra loro da algoritmi, a livello locale o globale, e la coerenza geometrica la garantisce il modello stesso. Il secondo è l’ingresso dei vincoli reali negli algoritmi: il modello non si limita a ridisegnarsi quando cambia un parametro, ma permette di verificare quali valori rispettano i requisiti costruttivi, strutturali e produttivi. Si passa così dal disegnare un oggetto al progettare il processo che porta alla soluzione.
Né il modello parametrico né l’algoritmo, di per sé, garantiscono un cambio di metodo. Possono servire a ripetere più in fretta una soluzione già nota (computerizzazione) oppure a esplorare soluzioni non note in partenza (computazione). La differenza non sta nello strumento, ma nell’uso che se ne fa.
Come funziona la progettazione parametrica?
Il meccanismo di base è sempre lo stesso: i parametri entrano nell’algoritmo, l’algoritmo genera geometria e informazioni, e ogni volta che un parametro cambia il modello si rigenera. Prendiamo una trave reticolare in acciaio. La luce è un dato, fissato dalla distanza tra gli appoggi; altezza, numero di campi, schema delle diagonali e sezioni delle aste possono invece essere parametri. Modificarne uno ricalcola la posizione dei nodi e la lunghezza delle aste, e i dati aggiornati possono passare al modello di calcolo senza ridisegnare la geometria.
Si entra nella progettazione quando il risultato viene confrontato con i vincoli reali. Il processo diventa allora un ciclo: si genera una configurazione, la si verifica, si correggono i parametri, si rigenera. Il ciclo può essere guidato dal progettista, che esplora le alternative e le valuta, oppure affidato a un sistema che esplora automaticamente molte combinazioni di parametri e le valuta rispetto a obiettivi e criteri dati: è la progettazione generativa, approfondita più avanti.
Si entra nella progettazione quando il risultato viene confrontato con i vincoli reali. Il processo diventa allora un ciclo: si genera una configurazione, la si verifica, si correggono i parametri, si rigenera. Il ciclo può essere guidato dal progettista, che esplora le alternative e le valuta, oppure affidato a un sistema che esplora automaticamente molte combinazioni di parametri e le valuta rispetto a obiettivi e criteri dati: è la progettazione generativa, approfondita più avanti.
Per arrivare alla forma esistono due approcci. Nel form making la forma è impostata dal progettista e poi raffinata: i parametri la controllano, i vincoli la correggono. Nel form finding la forma non è decisa in anticipo ma emerge dal processo. In ambito strutturale è la ricerca della configurazione di equilibrio di un sistema sotto carichi e vincoli, come l’arco che, per una data condizione di carico, lavora solo a compressione, o la membrana tesa a superficie minima. Il form finding ha una propria iterazione interna: il solutore si avvicina all’equilibrio per approssimazioni successive. Nella pratica i due approcci si combinano spesso: una forma impostata dall’architetto viene affinata con criteri strutturali, oppure una forma trovata viene adattata a esigenze spaziali e costruttive.
Il form finding è più antico del computer. Gaudí studiava archi e volte con modelli di catenelle appese che, capovolti, restituiscono forme a sola compressione. Heinz Isler ricavava i suoi gusci da tessuti impregnati lasciati pendere e poi capovolti. Frei Otto usava pellicole di sapone per trovare superfici minime. Sergio Musmeci affidò a modelli fisici la ricerca della forma del ponte sul Basento a Potenza. Erano a tutti gli effetti processi di computazione, ma analogici: la forma derivava dall’interazione tra forze e materiale. Oggi gli stessi principi vengono simulati con solutori fisici come Kangaroo, integrati direttamente nel modello parametrico.
Come si crea un progetto parametrico?
Il processo si può articolare in cinque fasi, che nella pratica non sono strettamente sequenziali: mentre si scrive l’algoritmo capita spesso di ridefinire parametri e vincoli, e ogni modifica del progetto riapre il ciclo.
Definire obiettivi, vincoli e dati di input. Prima di modellare occorre stabilire cosa il progetto deve rispettare (vincoli costruttivi, strutturali, produttivi, normativi) e quali dati sono fissati dal contesto, come carichi e caratteristiche del sito.
Scegliere i parametri. È la decisione più delicata, perché non tutto deve diventare parametro. Un modello con troppi parametri diventa difficile da controllare; uno con troppo pochi non regge le modifiche reali del progetto. Per ciascun parametro va definito anche l’intervallo di variazione.
Scrivere l’algoritmo. Si costruiscono le regole che legano gli elementi, a livello locale e globale, insieme alle verifiche dei vincoli.
Generare geometria e informazioni. Il modello produce non solo la forma ma anche i dati collegati: quantità, elenchi di elementi, informazioni per il calcolo e per la produzione.
Esplorare, verificare, scegliere. Si fanno variare i parametri, si confrontano le configurazioni che rispettano i vincoli e si sceglie la soluzione.
Il lavoro iniziale è maggiore rispetto alla modellazione tradizionale, ma si ripaga quando le modifiche sono frequenti o quando esiste una famiglia di soluzioni simili da adattare a condizioni diverse: in quel caso la stessa definizione può essere riutilizzata anche in commesse successive.
A cosa serve la progettazione parametrica? Gli ambiti di applicazione
La progettazione parametrica conviene quando il progetto presenta molte variabili interdipendenti, quando si prevedono modifiche frequenti, quando molti elementi simili ma non identici vanno gestiti in modo coerente, o quando geometria, calcolo e produzione devono restare collegati.
Nel settore AEC si applica soprattutto a:
- strutture a geometria complessa, come reticolari spaziali, gusci e strutture in acciaio con elementi in gran parte diversi;
- facciate e involucri, in particolare quando i pannelli hanno forme e dimensioni diverse;
- coperture e superfici a doppia curvatura;
- tipologie costruttive ricorrenti, come capannoni e strutture modulari, da adattare rapidamente a dimensioni e condizioni diverse;
- componenti destinati alla produzione digitale, per i quali il modello genera direttamente i dati per le macchine a controllo numerico o per la realizzazione dei casseri.
Su un progetto semplice, unico e con poche modifiche previste, invece, lo sforzo di costruire la definizione parametrica difficilmente si ripaga.
Qual è la differenza tra progettazione parametrica e non parametrica?
La differenza sta nel modo in cui la geometria viene costruita e modificata.
Nella modellazione diretta, o non parametrica, il progettista interviene sulla geometria agendo su vertici, spigoli e superfici. Ogni elemento è indipendente dagli altri: modificarne uno non ha effetti su quelli vicini. È la logica additiva descritta all’inizio, trasferita nel modello tridimensionale.
Nella modellazione parametrica la geometria è il risultato di parametri, vincoli e algoritmi: modificare un parametro aggiorna tutti gli elementi che ne dipendono.
Nessuno dei due approcci è superiore in assoluto. La modellazione diretta offre libertà e rapidità nelle modifiche locali, ed è spesso la scelta migliore nelle prime fasi di studio della forma o per geometrie uniche che non dovranno cambiare molto. Quella parametrica diventa vantaggiosa quando occorre mantenere coerenti molti elementi collegati o confrontare rapidamente configurazioni alternative. Molti software, del resto, permettono di usarle entrambe: Rhino affianca la modellazione diretta alle definizioni parametriche di Grasshopper.
Qual è la differenza tra progettazione parametrica, algoritmica e generativa?
I tre termini vengono spesso usati come sinonimi, ma descrivono aspetti diversi. Non sono livelli di una scala né alternative: rispondono a tre domande distinte, e nella pratica spesso convivono nello stesso progetto.
Parametrico risponde alla domanda: cosa succede se cambia un input? Un modello è parametrico quando è governato da parametri, vincoli e algoritmi, e ogni modifica si propaga agli elementi che ne dipendono. Come visto all’inizio, si parla di modellazione parametrica finché il modello garantisce la coerenza geometrica, e di progettazione parametrica quando negli algoritmi entrano i vincoli reali del progetto.
Algoritmico risponde alla domanda: come sono scritte le regole? Si parla di progettazione algoritmica quando il progettista scrive esplicitamente la procedura che genera il modello, in codice o come diagramma visuale di nodi, invece di limitarsi a regolare i valori di oggetti predefiniti.
Generativo risponde alla domanda: chi esplora le soluzioni? Nella progettazione generativa un sistema produce automaticamente molte alternative e le valuta rispetto a obiettivi e criteri definiti dal progettista, che sceglie poi tra quelle che meglio vi rispondono.
Alcuni esempi mostrano che si tratta di proprietà indipendenti. Un componente di libreria, in Revit o in Tekla, usato regolandone soltanto i valori è parametrico ma non algoritmico, perché le regole sono già incorporate nel software. Uno script che genera una geometria con valori fissati nel codice è algoritmico ma non parametrico, perché nessun valore è esposto come variabile da far cambiare. Una definizione Grasshopper con parametri è sia parametrica sia algoritmica. Lo è anche un form finding con Kangaroo, che però non è generativo: cerca una configurazione di equilibrio, non esplora alternative. Una definizione diventa generativa quando viene accoppiata a un risolutore evolutivo, come Galapagos, che fa variare i parametri e valuta le configurazioni risultanti.
Qual è la differenza tra BIM e progettazione parametrica?
BIM e progettazione parametrica rispondono a esigenze diverse e possono lavorare insieme.
Il BIM è un metodo di gestione delle informazioni di un’opera: attraverso un modello digitale condiviso coordina le discipline e supporta le decisioni lungo tutto il ciclo di vita, dalla progettazione alla gestione. La progettazione parametrica serve invece a generare e governare la geometria e le scelte di progetto attraverso parametri, vincoli e algoritmi.
I due approcci si incontrano in due modi. Gli oggetti dei software BIM, come le famiglie Revit o i componenti Tekla, sono già parametrici al loro interno. Inoltre gli algoritmi scritti dal progettista possono governare il modello BIM. Con un collegamento dinamico, come quello tra Grasshopper e Tekla o Dynamo in Revit, le modifiche dei parametri si propagano al modello; con una semplice importazione della geometria, invece, il legame si interrompe e ogni modifica successiva va reimportata o corretta a mano.
Per questo la progettazione parametrica non va confusa con le dimensioni del BIM: è un metodo che può alimentarle, per esempio fornendo quantità e dati per la stima di tempi e costi.
Quali sono i software per la progettazione parametrica?
Nel settore AEC gli strumenti si distinguono soprattutto per il ruolo che hanno nel processo. Il livello globale, quello degli algoritmi scritti dal progettista, è dominato da Rhino con Grasshopper, l’ambiente di programmazione visuale più diffuso per la progettazione parametrica, e da Dynamo, che svolge una funzione analoga all’interno di Revit. In entrambi i casi, quando i nodi non bastano, si può scrivere codice in Python o C#.
Attorno a Grasshopper ruota un ecosistema di plugin che porta nel modello parametrico i vincoli reali: Kangaroo per il form finding e la simulazione fisica, Karamba3D per l’analisi strutturale direttamente nella definizione, Galapagos per l’esplorazione generativa con algoritmi evolutivi.
Il livello locale è quello dei software BIM e costruttivi, come Revit e Tekla Structures, i cui oggetti sono già parametrici e che possono essere collegati a Grasshopper. Completano il quadro i software di calcolo strutturale, che ricevono i dati dal modello parametrico per le verifiche, e quelli per la produzione, che trasformano la geometria in disegni costruttivi e file per le macchine a controllo numerico.
Più del singolo software conta la possibilità di collegarli: nei casi descritti più avanti la catena comprende, a seconda del progetto, Rhino, Grasshopper, Kangaroo, Staad.Pro, Tekla, Revit e Inventor.
Come funziona il disegno parametrico in AutoCAD?
AutoCAD offre strumenti di parametrica di base, prevalentemente in due dimensioni. I vincoli geometrici stabiliscono relazioni come parallelismo, perpendicolarità, tangenza o coincidenza; i vincoli dimensionali fissano lunghezze, distanze, angoli e raggi, e possono essere legati tra loro da formule. I blocchi dinamici permettono inoltre di creare elementi che cambiano forma e dimensione secondo parametri predefiniti.
È una forma di modellazione parametrica locale, utile per dettagli e componenti standard da disegnare in molte varianti. Non è pensata invece per governare sistemi complessi o per integrare vincoli strutturali e produttivi: per questo si usano gli strumenti descritti sopra.
Perché utilizzare la progettazione parametrica? I principali vantaggi
Il primo vantaggio è la gestione delle modifiche. Quando un parametro cambia, geometria, quantità e informazioni collegate si aggiornano insieme, riducendo il lavoro di rimodellazione e il rischio di incoerenze tra le parti del progetto.
Il secondo è la possibilità di decidere con più informazioni. Confrontare molte configurazioni già nelle prime fasi, verificandole rispetto ai vincoli reali, permette di scegliere con cognizione di causa invece di affezionarsi alla prima soluzione disegnata.
Il terzo è la continuità tra le fasi. Lo stesso modello può alimentare il calcolo strutturale, il modello costruttivo e la produzione, riducendo i passaggi manuali in cui si perdono tempo e informazioni.
Il quarto è il controllo della complessità. Migliaia di elementi diversi, come i pannelli di una facciata a doppia curvatura, diventano gestibili perché governati da regole uniformi invece che modellati uno per uno.
Limiti da considerare. Oltre all’investimento iniziale in competenze e tempo, la progettazione parametrica ha limiti propri. Le definizioni complesse sono difficili da mantenere e da leggere per chi non le ha scritte, e il processo rischia di dipendere da poche persone. Un modello parametrico assorbe bene le variazioni dei parametri, ma non i cambi di impostazione: se cambia il concetto, spesso va ricostruito. Il passaggio tra software diversi può comportare perdite di informazione quando il collegamento non è dinamico. Infine, l’automazione non sostituisce il giudizio ingegneristico: i risultati vanno sempre verificati, e la responsabilità resta del progettista.
Esempi di progettazione parametrica applicata all’ingegneria
I tre progetti che seguono mostrano tre usi diversi della progettazione parametrica. A Rabat la geometria era definita dall’architetto, e il lavoro è consistito nel renderla costruibile. Ad Abano la forma della copertura è stata trovata attraverso il form finding. A Saccolongo la parametrizzazione è servita a gestire una tipologia ricorrente, generando il modello di calcolo e quello costruttivo. In tutti e tre i casi negli algoritmi entrano i vincoli reali del progetto: costruttivi, strutturali e produttivi.
Grand Théâtre di Rabat: 5.400 pannelli GRC e strutture in acciaio
Il Grand Theatre di Rabat, progettato da Zaha Hadid Architects e completato nel 2022, ha un involucro di 5.400 pannelli in GRC (Glass fibre Reinforced Concrete, calcestruzzo rinforzato con fibre di vetro), ciascuno diverso dagli altri. Su incarico del costruttore delle facciate, InCiDe ha sviluppato il progetto costruttivo dell’involucro e delle sottostrutture di supporto.
Il punto di partenza era il modello tridimensionale ricevuto dallo studio Zaha Hadid, insieme ai vincoli di progetto. Qui la forma non andava inventata: il compito era razionalizzarla, cioè tradurla in elementi costruibili e producibili rispettandone l’intenzione architettonica. Con Rhino e Grasshopper sono state ricostruite le geometrie dei pannelli e adattate alle soluzioni costruttive concordate con il cliente, e i dettagli di rinforzo e fissaggio sono stati inseriti in modo automatico. La sottostruttura in acciaio è stata generata a partire da funzioni matematiche e collegata direttamente al modello costruttivo in Tekla, dove anche i dettagli di supporto dei pannelli sono stati generati automaticamente. Le geometrie costruttive dei pannelli sono state infine trasferite in Inventor per produrre i disegni e i file CAM (Computer-Aided Manufacturing) destinati alla realizzazione dei casseri.
Il Grand Theatre di Rabat: l’approccio innovativo nei processi di progettazione
È il caso tipico in cui ogni elemento è diverso, ma tutti devono rispettare le stesse regole: geometria, struttura, fissaggi e produzione restano coerenti perché governati dallo stesso sistema.
Teatro di Abano: form finding e struttura reticolare
Per il Thermal Forum, il nuovo teatro di Abano Terme, InCiDe ha definito la forma della copertura e la relativa struttura reticolare spaziale: due strati a maglie triangolari collegati da diagonali, la soluzione più adatta a conciliare resistenza, fattibilità e costi. La struttura metallica è stata fornita da MERO, il telo di copertura da Canobbio.
La superficie, riconducibile a tre coni deformati e uniti tra loro, non era data in partenza: è stata trovata con un processo di form finding in Grasshopper e Kangaroo. Kangaroo è stato usato come strumento geometrico: forze, vincoli e rigidezze applicati alla mesh non rappresentano i carichi reali, ma servono a modellarne la forma fino a una configurazione di equilibrio. Tre parametri guidavano la generazione: la posizione dei bordi vincolati, la rigidezza della mesh, variabile per accentuare la verticalità in corrispondenza dei coni, e il campo di forze che regola entità e direzione della deformazione.
Sulla superficie guida è stata poi generata la maglia strutturale. La triangolazione del primo strato, che accoglie il telo, è stata controllata con un algoritmo di circle packing per ottenere aste di lunghezza omogenea e nodi regolari. Il secondo strato deriva da un offset variabile in funzione della distanza dai bordi e dai coni, con correzioni manuali dove necessario. La struttura è stata quindi dimensionata e verificata agli elementi finiti: quando le verifiche non erano soddisfatte, si tornava al form finding e si modificava la superficie. Il modello è stato infine trasferito in Revit attraverso il collegamento diretto con Rhino, integrandolo nel processo BIM.
Il parametric design nella struttura reticolare del nuovo Teatro di Abano, Padova
Edificio industriale di Saccolongo: dalla geometria al modello di calcolo
A Saccolongo InCiDe ha progettato, per la carpenteria Belli Group, un edificio industriale di 700 m²: un edificio esistente ampliato e convertito a magazzino. La geometria, una successione di portali a capanna, è un tipologico standard per questa categoria di edifici.
La geometria era relativamente semplice e riconducibile a una tipologia ricorrente.
Proprio per questo la parametrizzazione era interessante. L’obiettivo non era inventare una forma nuova, ma creare un processo capace di generare il modello di calcolo e quello costruttivo senza ripartire da zero a ogni modifica. I dati di input erano raccolti in un foglio Excel con tre schede: la geometria (dimensioni dei portali, altezza del colmo, numero e interasse dei portali, arcarecci, controventi), i carichi, e le sezioni degli elementi con svincoli e lunghezze libere d’inflessione. Grasshopper leggeva questi dati, ricostruiva la geometria in Rhino e generava direttamente il file di calcolo per Staad.Pro. Dopo la verifica agli elementi finiti, le sezioni finali aggiornavano il foglio Excel, e un componente Grasshopper generava il modello costruttivo in Tekla. Un ultimo passaggio leggeva i dati delle verifiche dei nodi e creava in Tekla i collegamenti, come le piastre di base.
La definizione viene riutilizzata quando la tipologia lo consente; per strutture topologicamente diverse se ne riutilizzano singoli blocchi. Ne risulta un flusso di lavoro in cui geometria, calcolo e modello costruttivo restano collegati.
La progettazione parametrica è ancora rilevante?
La progettazione parametrica continua a essere rilevante e il suo campo d’azione si è esteso oltre la geometria. Nata come strumento per controllare forme complesse, oggi la progettazione parametrica può collegare fasi che tradizionalmente restavano separate: la definizione della forma, il calcolo strutturale, il modello BIM e la produzione. I collegamenti dinamici tra ambienti parametrici e software di calcolo e BIM, come quelli usati nei tre casi descritti, permettono di governare con la stessa logica l’intero processo, non solo la geometria iniziale.
La prospettiva più discussa è l’integrazione con l’intelligenza artificiale. Nella visione dei progettisti di InCiDe, il passo successivo sarà un sistema capace di imparare dalle configurazioni generate dagli algoritmi e di usarle come punto di partenza per suggerire nuove soluzioni più rapidamente. È una direzione promettente, ma ancora da costruire: già negli anni Sessanta si immaginavano programmi capaci di trasformare un programma funzionale in un progetto, e la complessità dei problemi reali ridimensionò quelle attese.
Il punto, oggi come allora, non è lo strumento ma il modo di usarlo. A Rabat, ad Abano e a Saccolongo lo stesso principio è servito a obiettivi diversi: razionalizzare una forma data, trovarne una nuova, automatizzare una tipologia ricorrente. In tutti i casi il valore è nato dallo stesso passaggio, portare dentro il modello i vincoli reali del progetto, così che la geometria non sia soltanto disegnata, ma progettata.


