La realtà dietro le 10 dimensioni del BIM: dalla teoria alla pratica

dimensioni del bim

Il BIM si è affermato come una metodologia di lavoro capace di generare benefici tangibili lungo l’intero processo edilizio, dalla progettazione alla gestione dell’opera. La sua crescente diffusione è infatti legata ai vantaggi del BIM in termini di coordinamento interdisciplinare, riduzione degli errori, controllo di tempi e costi e maggiore qualità delle decisioni progettuali.

Negli ultimi anni il concetto di “dimensioni del BIM” si è progressivamente ampliato oltre le ormai consolidate 3D, 4D e 5D, dando origine a una narrazione che arriva oggi fino a parlare di BIM a 10 dimensioni. Questa evoluzione riflette il tentativo di associare al modello informativo digitale non solo i tempi e i costi, ma anche aspetti legati a sostenibilità, gestione del ciclo di vita, sicurezza e cantierizzazione.

Tuttavia, l’aumento del numero di “D” non corrisponde a un’evoluzione altrettanto chiara sul piano normativo: mentre gli standard internazionali privilegiano la definizione strutturata dei requisiti informativi piuttosto che l’uso di etichette dimensionali, il mercato e la letteratura divulgativa continuano a utilizzare queste denominazioni come strumenti di sintesi e comunicazione.

 

Quali sono le 10 dimensioni del BIM

Prima di passare al lato concreto nascosto dietro alle esigenze di sintesi e comunicazione, vediamo quali sono le 10 dimensioni e come seguono anche concettualmente il flusso di sviluppo di un progetto, partendo dalla definizione dei requisiti, la produzione di elaborati grafici e modelli 3D, l’associazione ai modelli dei parametri e delle informazioni utili agli obiettivi di progetto ed infine l’utilizzo o l’analisi di tali informazioni per la molteplicità di scopi specifici del settore.

 

1D – Dati e requisiti informativi

È la dimensione meno citata ma concettualmente fondamentale. Riguarda la strutturazione dei dati, i requisiti informativi del committente, i criteri di codifica, classificazione e interoperabilità. Include standard di riferimento, livelli di informazione richiesti, qualità del dato e regole di gestione dell’Ambiente di Condivisione Dati (ACDat).

 

 

2D – Rappresentazione bidimensionale

Comprende elaborati grafici tradizionali derivati dal modello (piante, sezioni, prospetti, schemi). Non introduce nuova informazione rispetto al modello, ma rappresenta un output di comunicazione tecnica.

 

 

3D – Modello informativo tridimensionale

È la base del BIM, il modello geometrico a cui vengono associate informazioni alfanumeriche e documentali. Consente il coordinamento interdisciplinare, la clash detection, la visualizzazione e la verifica spaziale delle soluzioni progettuali, anche negli impianti, in cui la progettazione meccanica in ambiente BIM viene definita con l’acronimo MEP (Mechanical, Electrical and Plumbing)

Le prime tre dimensioni rappresentano la base imprescindibile su cui eventualmente costruire le successive dimensioni. Senza di esse non si può parlare di un “processo BIM”, o di “gestione informativa digitale”, come viene chiamato dagli ultimi aggiornamenti normativi.

Le successive due dimensioni sono ormai sempre richieste e presenti in un progetto BIM, sebbene con diversi gradi di implementazione.

 

 

4D – Tempo e programmazione

Collega il modello 3D alle fasi temporali del progetto e della costruzione (WBS). Supporta la pianificazione, la simulazione delle sequenze costruttive, l’analisi delle interferenze temporali e il controllo dell’avanzamento lavori.

 

 

5D – Costi e controllo economico

Integra il modello con informazioni economiche come computi metrici, stime, analisi dei costi, controllo delle varianti. Permette il collegamento dinamico tra quantità, tempi e costi, supportando il cost management lungo il ciclo di vita.

Da qui in poi si entra nelle dimensioni meno diffuse e praticate nella quotidianità progettuale BIM.

 

 

6D – Sostenibilità e prestazioni

Associata alle analisi di sostenibilità ambientale, energetica ed economica, incluse valutazioni LCA, LCC, consumi energetici, emissioni, comfort e prestazioni dell’edificio. In alcuni contesti questa dimensione è riferita anche alla sostenibilità sociale.

La sostenibilità è anche una priorità per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, tra cui l’Obiettivo 11, che si concentra sulle città e comunità sostenibili. L’adozione del Green BIM e delle successive dimensioni avanzate può giocare un ruolo chiave per il raggiungimento di questi obiettivi.

 

 

 

7D – Gestione, manutenzione e ciclo di vita

Riguarda l’uso del modello per operation, maintenance e asset management. Include dati su componenti, manuali, piani di manutenzione, durate di vita, ricambi e dismissione. È centrale nella fase di esercizio dell’opera.

 

 

8D – Sicurezza e gestione dei rischi

Collega il BIM ai temi della sicurezza sul lavoro, della prevenzione dei rischi e della gestione delle emergenze. Può includere simulazioni di scenari, analisi dei rischi in fase di costruzione e gestione, e supporto alla sicurezza operativa.

Le ultime due dimensioni richiedono un livello di eccellenza nell’applicazione del BIM tale che poche realtà possono vantarne l’applicazione.

 

 

9D – Lean Construction e ottimizzazione dei processi

È associata all’integrazione tra BIM e Lean Construction, con l’obiettivo di ottimizzare i processi di progettazione, costruzione e gestione, riducendo sprechi, inefficienze e variabilità. In questa dimensione il modello BIM diventa uno strumento di supporto alla pianificazione collaborativa, al controllo dei flussi di lavoro e alla creazione di valore per il committente.

 

 

10D – Industrializzazione delle costruzioni e DfMA

Comunemente collegata ai temi dell’industrializzazione delle costruzioni, della prefabbricazione, della modularità e del Design for Manufacturing and Assembly (DfMA). In questa dimensione il modello BIM diventa il fulcro dell’integrazione tra progettazione, produzione e assemblaggio.

 

 

Come le dimensioni del BIM si realizzano nei workflow quotidiani

Il settore dell’edilizia abbraccia una grande varietà di realtà, per cui è probabile avere a che fare solo con alcune di queste dimensioni. Per fare alcuni esempi, per uno studio di progettazione si vedranno maggiormente le dimensioni dalla 1D alla 6D, per un’impresa di costruzione si aggiungono fino all’8D, per la committenza e gli utilizzatori finali sarà determinante il 7D, e via discorrendo.

In qualsiasi realtà ci si trovi, l’efficacia dell’applicazione delle dimensioni si fonda sullo stesso principio di base: avere accesso alle informazioni che servono a un dato utilizzatore in un dato momento, e questo si ottiene avendo il controllo sui dati che le generano. 

Un progetto è composto anche da decine di modelli, centinaia di oggetti, migliaia di dati e il caos è dietro l’angolo: non avere tutte queste informazioni ben chiare a partire dalla fase embrionale del progetto rischia di comprometterne il corretto sviluppo.

Lo stesso principio vale per i dati, e quindi le informazioni: la prima dimensione e l’analisi dei dati e requisiti è fondamentale perché chiarisce a chi servono questi dati, qual è il loro obiettivo, come devono essere strutturati, dove trovarli. Per questo, è responsabilità di ogni progettista guidarli dal punto di partenza (INPUT) al punto di arrivo previsto (OUTPUT) secondo un percorso prestabilito (PROCESSO), in modo che possano diventare informazioni. 

Ma come si realizza tutto ciò? Non esiste una risposta a questo quesito, o meglio, ne esistono innumerevoli, tanti quanti sono gli strumenti disponibili sul mercato, a partire da un foglio excel fino agli ultimi software, plug in o applicativi AI. Il punto centrale, però, non è che strumento si utilizza per mappare e gestire i dati, ma avere il controllo su di essi, organizzarli e strutturarli, qualsiasi sia la dimensione che si vuole raggiungere.